Appunti Destruttura(n)ti

venerdì, 05 giugno 2009

a volte ritornano.

io e splinder e l'autolesionismo splinderiano.

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categorie: iosonoveracomenò
venerdì, 16 gennaio 2009

omsinic

io bla bla bla. e non per cinismo ma, tutto il contrario, per fissazione grafica e avversità alla pubblicità affianco alla mia sensibilità-chiamala-sensibilità pubblicata.

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mercoledì, 07 maggio 2008

io vado.

forse torno.

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categorie: iosonoforse
martedì, 06 maggio 2008

e non solo.

io odio chi ha accettato l'idea della morte e non ha più impulsi di catapultarcisi. io odio chi si è rassegnato allo schifo del mondo e ha fermamente deciso di riempire tutto di chiacchiere pur di non sentirsi sciocco e non amato. io odio chi si è costruito con tanti sacrifici capitalisti quel suo piedistallo capitalista e sa perfettamente dove finisce il sé e dove comincia l'altro. io odio chi il vocabolario ce lo ha innato e caga dalla bocca parole come coraggio, normalità, consumismo, fascismo, bigottismo, come gliele hanno insegnate, e gli piace parlare per sentire la propria voce. io odio chi ha trovato nella condiscendenza un angolino comodo e caldo da cui sorridere su ogni entusiasmo. io odio chi si rende meritevole di paradiso con un amore coniugale e un lavoro onesto. io mai come oggi odio gli adulti.


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categorie: iosonoforse

tiepidezza.

Mi sembra di capire che tu stia insistendo allo stesso tempo sulla conversazione e su un certo uso della parola che implica il ritrovamento di una lingua sensibile al rapporto, al rapporto con l'altro - allo stesso problema comunitario del rapporto in quanto tale. Allora forse il problema è quello di come riuscire a riconquistare la parola nella propria stessa lingua... quel balbettio vitale di cui parlava Deleuze che costituisce, insieme a una sorta di goffaggine, di cagionevolezza, di debolezza costituzionale, il fascino di qualcuno... Ebbene la mia domanda è questa: può il fascino, inteso alla maniera deleuziana, divenire l'elemento cruciale di sottrazione all'onnipresenza e all'onnipotenza della comunicazione emanata dai biopoteri e dagli apparati di cattura del mercato e dell'informazione spettacolarizzata?
Sì, direi di sì e non aggiungerei molto a ciò che dici se non il fatto che forse si potrebbe parlare di goffaggine, di una debolezza che ha due caratteristiche costitutive: la prima è quella di insistere e di persistere, anche esteticamente, rispetto alle troppe facce di bronzo che caratterizzano i mondi della competenza scientifica, culturale, politica sia dei poteri, sia dei contropoteri e delle cosidette avanguardie, in quanto anch'esse compenetrate dai poteri e dagli apparati di cattura, poiché oggi la vita stessa di chiunque è invasa dai poteri. E allora questa goffaggine, questa debolezza può davvero essere quell'elemento che consente di stanare, di smascherare l'eccesso di ordine, il troppo ordinato e anche il troppo banale e il troppo finto che caratterizza molti degli atteggiamenti che fanno certo parte dell'establishment, ma che si ritrovano anche in chi si oppone al potere e senza rendersi conto ne viene catturato.
(...)
Nella fragilità non c'è solo l'esposizione di una vita al potere, ma c'è un potenziale non ancora compromesso di apprendimento rispetto alla possibilità di smascherare quel potere, di smascherare anche l'atto estetico più elegante - che è ancora estetizzazione se non consente una visione messianica in grado di svelare il potente stupidamente aggressivo.

Intervista di Alberto Ghidini a Paolo Perticari, Conversazione e trasversalità per una comunicazione minore, da Biopolitica minore, nelle migliori... biblioteche.


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categorie: potere, biopolitica
lunedì, 05 maggio 2008

mente malata #2

io con un ombretto lucido e un boa viola di piume di struzzo sintetico riuscirei ad essere più maschio di un macho. con lui, orso di pelo e di lotta, saremmo due splendide dive. con lei, finalmente loro senza più desideri delusi di unità, saremmo una famiglia felice. saremmo polemici e non tronfi, semplici e non blandi, turgidi e non fieri, disgregati e non soli, soli e non disintegrati. non più ingombranti o invisibili, mai più lotta tra luce e buio, senza numeri per contare identità, anni, voti, casi, sbranato il relativismo e l'appartenenza, per niente moderni, avremmo per unico limite l'orizzonte.

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categorie: iosonoveracomenò
giovedì, 01 maggio 2008

pensare a termine_ secondo

E precisamente quel momento particolare è l’occasione per stanare l’uomo macchina banale e mostrare mondi, intere costellazioni non ancora esplorate che si mettono a fuoco nel tempo presente. Specifici domini d’azione che giungono all’ora della propria leggibilità grazie anche soltanto a un frammento, a una voce, all’espressione di un volto – «tu dì soltanto una parola e l’anima mia verrà salvata» – a un dettaglio sentito molto intimamente e mai concepito a quel modo, fino a quel momento, ma in grado però di riconfigurare l’intera costellazione storico-sociale. E ciò impegna a prendere posizione, a cambiare posizione, talvolta addirittura a cambiare fronte.

Concreto e sperimentale è quell’apprendimento che aumenta la nostra potenza di pensare e di fare, e con ciò la capacità di provare affetto, agape, amore.

Forse la funzione messianica del pensare a termine taubesiano è proprio questa: distinguersi messianicamente là dove esiste il messianismo estetizzato e collegare, articolare, mettere insieme chi ha pensiero messianico e chi ha esperienza di amore e di salvezza anche disperatamente differenti per creare una macchina di visione che promuova quel prius scartato destinato a oltrepassare i singoli soggetti.

Paolo Perticari, Pensare a termine, da Biopolitica minore


mercoledì, 30 aprile 2008

Pensare a termine_ primo

Portare il pensare a termine all’interno delle potenzialità di chiunque per reintrecciare parole come giustizia e bene, laicità e religione, virtù e speranza individuale e collettiva attraverso questo apprendimeto concreto: pensare a termine, fristendenken.

Pensiero del termine, dunque, da intendersi come una dimensione che persiste e di cui poter fare uso ogni qual volta rivoglia per operare nel vivo delle vicende personali e sociali, quando una vita venga a trovarsi sospesa nell’affanno fra illusione e realtà, tra falsità e verità, tra gioia e morte, mentre è pressata da un qualunque biopotere o da una qualunque forma di controllo.

Quasi che la speranza di chi è senza speranza non fosse altro che una certa conduzione (educazione) di sé attraverso sé nel rapporto con l’altro in grado di portare il senso dello scampato, di aver scampato la morte per un soffio, che è con lo spaesamento il senso di riconoscimento più autentico delle moltitudini nel tempo presente che si vive.

L’apprendimento concreto è per l’appunto quello di un’elaborazione della fine nell’affanno e nel vivo degli eventi che pressano i soggetti e le moltitudini in termini di vita o di morte, affinché sia incorporato un atteggiamento messianico al cospetto di ogni impegno, di qualunque imperativo funzionale che di fronte alla storia non trasformi la buona notizia, la speranza che promette in un’apocalisse fiammeggiante.

Il vero problema politico all’ordine del giorno è che qualunque potenzialità in quanto tale viene afferrata dalle leggi dell’economia attraverso il comunicativo e il cognitivo generalizzato che è ancella dell’economia e fa quello che l’economia detta. [oppure può essere mossa da un apprendimento/avvenimento messianico che la chiama in causa imponendole la sua esigenza.] Dunque una potenzialità che può incontrare altri potenziali nel confronto con i processi di costruzione e distruzione della storia e nella lotta contro ogni forma di potere, di pensiero magico clericale, contro l’idolatria di qualunque idolo e contro il dominio di qualunque potere, oltre la normatività di qualunque legge, ma anche contro l’estetizzazione e banalizzazione della verità in noi stessi e nel rapporto gli uni con gli altri.


outing

io adoro adoro adoro adoro adoro federico carta.

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...segue...

Biopolitica è anche Seattle, Genova, Porto Alegre. Biopolitica è il movimento dei movimenti. Spetta a noi quindi riprenderci la parola, prima che sia passata nel vocabolario dei telegiornali, e finché può ancora essere una parola viva, vale a dire generatrice di pratiche, di soggettivazioni e d’invenzioni.

Mentre l’articolazione tra sapere e potere nel medioevo passa attraverso il riconoscimento di segni di fedeltà e il prelievo di beni (quelli che noi chiamiamo banalmente il rapporto feudale), al contrario, dal ‘600 in poi l’intreccio tra saper e potere si organizza a partire dalle idee di produzione e di prestazione. Ottenere dagli individui prestazioni produttive significa uscire fuori dallo stretto quadro giuridico tradizionale del potere (quello della sovranità moderna) per integrare la specificità della forza-lavoro in quanto tale: il corpo degli individui, i loro gesti, la loro vita, le loro malattie, la loro salute, tutto quello che fa di un individuo messo al lavoro un agente di produzione e di riproduzione del valore. In questo consiste l’idea moderna del potere.

Controimpero è esodo e disobbedienza. È potenza di vita e delle soggettività, è recupero della produzione del valore e del senso, è produzione di un vocabolario concettuale e di esperienze politiche nuove, è dimensione costituente.

Judith Revel, Per una biopolitica della moltitudine


(credevo di essere pazza)

Attraversare il mondo senza sentire quella ferma necessità di vestire camici, uniformi o divise che caratterizza l'uomo banale, senza assumere una precisa identità, non imitando niente e nessuno, restando impercettibili, anonimi, impalpabili, fantasmatici, facendo buon uso della gioia che scaturisce da un incontro fortunato, da un imprevisto, da un incidente, da una sorpresa, da una strana vicenda della vita quotidiana capitata all'improvviso. Questa è già una maniera di trionfare sull'avversario, qualunque esso sia, senza ricorrere all'utilizzo di violenza, esplosioni, pallottole o ordigni deficienti. Imparare a tingere lo spazio circostante del proprio colore come apprendimento urgente per affermare la gioia di essere - the joy of being - contro la tristezza del potere e dei suoi subordinati.

Per sopravvivere occorre sviluppare questa capacità di zig-zagare e di insinuarsi tra, negli interstizi, i taxista e i bambini lo sanno fare bene. È negli spazi del tra che la vita si popola di incontri. Si potrebbe dire dell’importanza di questi spazi di vita che subito diventano inediti spazi politici, biopolitici per l’appunto, tra gli interstizi dei biopoteri – dove tutto ciò che eccede rispetto al dominio astratto dell’economia non partecipa a niente – che invadono ogni ambito della vita. La conversazione, come ci insegna Paolo Perticari utilizzando l’immagine di Bécon-les-Bruyères, è uno di questi luoghi – uno spazio intermediario che si sottrae alla comunicazione spettacolarizzata dove la discussione va sempre a finire nello show televisivo – in cui si può lentamente ritornare a stare nelle cose con la propria voce. Oggi l’architettura e l’urbanizzazione di certe città – gallerie commerciali, autostrade e circonvallazioni, grandi aree a entrata riservata, hanno cancellato la geografia dei luoghi d’incontro e degli spazi pubblici.

La comunicazione umana è in crisi a causa di coloro che ne hanno voluto fare una pragmatica senza considerare tutte le conseguenze che ciò comporta. Il problema non è quello di migliorare la comunicazione – ideale comunicativo che in fondo vuole a tutti i costi il possesso e il dominio dell’altro – , ma al contrario quello di divenire consapevoli del fatto che «non è vero che soffriamo d’incomunicabilità: viceversa soffriamo per tutte le forze che ci costringono ad esprimerci quando non abbiamo granché da dire» (Deleuze, Pourparler).

Il «buon professionista» mai si interroga sul senso delle proprie azioni – «that wasn’t my problem!», l’eco dello spettro dell’apostolo nero – troppo preso com’è a rispondere ai comandi burocratici per accorgersi che dal punto di vista etico il suo lavoro chiama in causa. È il manager in carriera che ha già sacrificato quindici anni della sua vita per la grande scalata, il funzionario inconsapevole di cosa comportino, per chi muove dal basso, le decisioni prese dall’alto, l’imprenditore moralmente interessato a un nuovo umanesimo tutto imbevuto di storia e filosofa, pur tuttavia lanciato a capofitto nel mondo della speculazione finanziaria, ma anche l’operatore sociale, socio-sanitario, interculturale, della comunicazione, ambientale – l’educatore professionale che in nome di un atteggiamento politically correct non si pone il problema biopolitico della ricerca di pratiche sociali critiche.

Alberto Ghidini, Biopolitici attivi contro lo spossessamento della vita, da Biopolitica minore, a cura di Paolo Perticari.


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categorie: etica, biopolitica, iosonovera
domenica, 27 aprile 2008

un giorno di sole.

io dentro lo zaino metterò jeans, magliette, mutande, e un libro che duri molto e pesi poco. io. sto pensando che verrò letta e sono nella paralisi. smetti di leggere, non c'è scritto niente che vuoi sapere, niente che puoi imparare. non puoi nemmeno trarre la soddisfazione di essere migliore di me, sono uno zero, è troppo facile. non puoi convincermi, so già che ho torto quanto te. non puoi offendermi, non ho nessun io da tutelare. hai smesso? smetti. smetti subito, scrivo per me, per estrapolare del bene dal male, per sapere il mio male e non sentirne nostalgia. smetti, non lo vedi che dico bene e male? è della fase pre-anale questa distinzione. non è tutto bianco o nero, c'è la poesia delle sfumature. non sei dio per sapere cosa significano. sono categorie della più bieca moralità catto-borghese. poi? ancora? stai continuando a leggere per provare pena? non c'è scritto niente di simpatico o intelligente o rivoluzionario, non le vedi le parole che uso? mi sto ammalando del suo putrido nichilismo? solo vorrei scrivere qui e voi, se c'è un voi, sciò.
voglio scrivere solo poche cose poi, e confuse (vattene). che oggi i miei hanno ricevuto la notizia con un filo di disappunto, che lui annuiva con il mento, deglutiva saliva, sorrideva e speravacche, che lei ha visto i miei anni e la mia laurea anche se già c'erano quando ci sarebbero stati, come stelle di giorno facciamo così. che ieri ho sorriso a tutti, baciato guance, e sentito il suo gnegne tu farai la dirigente gnegne, il suo e cosa c'entra gnegne, e visto il loro pudico velo schifoso, tutta brava gente ci va anche in chiesa e non ruba mica. ricordarmi. che frequentavo persone senza gusto, solo per non essere pazza, per non essere sola quindi pazza, tranne pochi, due forse tre, che avrò forse tempo e voglia di recuperare, quando anche io, come loro, avrò una mia strada, una mia storia. che ho pianto per intere settimane smettendo solo per mangiare e brevemente dormire, che poi ho camminato come uno zombi in terre straniere dopo giorni e giorni d’insonnia, che ho sorriso. sorriso e baciato, sorriso e studiato, sorriso e gridato, sorriso fuori e pianto dentro, sorriso fuori e pianto sola. che vedevo solo morte. che lui mi ha ascoltato e parlato, che lui mi ha tenuto e io mi sono aggrappata, che posso rischiare se non ho niente da rischiare, che ho paura che l’abbandono mi sgretoli completamente ma ora lo desidererei. che forse essere innamorati è sentirsi sicuri e tranquilli anche se è buio e il sentiero perso. che ho saputo delle cose e non so da dove, che ora le so forte anche se poco articolate, che i miei hanno iniziato e io devo continuare.


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venerdì, 18 aprile 2008

Ha tutte le carte in regola.

io e il mio acume abbiamo aperto un account su myspace e per farlo abbiamo prima aperto un account su yahoo. abbiamo perquindi moltiplicato le possibilità di attacchi pirata tzè tzè. ma la cosa più affascinante di tutte è che esistono a un livello infimo di zero assoluto visto che il myspace non ha URL e figuriamoci amici e la casella contiene solo mail di maispeis. in compenso a cotanta grazia abbiamo avuto la conferma di non non-essere ma invece però di essere: gretta, superficiale, volgare, gnegnosa, vuota. o forse non ho rivendicazioni organiche in quanto A mi fa tutto schifo di me B reputo banale ogni didascalia C ora che ci penso l'unica rivendicazione che potrei proclamare è di non averne ma l'ho già fatto tutto questo perché mi ci ritrovo ancoraaa??
io sono una ragazza sensibile semplice romantica ironica sognatrice solitaria sincera carina sana pulita sobria gentile. e rido. ma poi piango. non è giusto che mi venga così difficile vivere, non è giusto che ogni volta che deglutisco, che inspiro, che mi alzo, lo percepisca come un obbligo. non è giusto che odi dei genitori che hanno fatto e fanno ogni cosa per me. non è giusto che debba a tutti i costi essere orribile appena piaccio a qualcuno. non è giusto che non abbia niente perché mi fa schifo tutto quello che ho. non è giusto che così tanto odi e nello stesso sia innamorata di tutti. non è giusto che mi manchi un pezzettone di un puzzle che potrei essere io. non è giusto che nessuno, nemmeno un blister o un ago, mi ami.

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giovedì, 17 aprile 2008

anomia

...screditare talmente una classe dirigente e una società davanti agli occhi di un uomo, da fargli perdere il senso dell’opportunità e dei limiti, gettandolo in un vero e proprio stato di «anomia». Va detto inoltre che l’ottica dei pazzi è da prendersi in seria considerazione: a meno che non si voglia essere progrediti in tutto fuorché sul problema dei pazzi, limitandosi comodamente a rimuoverli.

Ci sono certi pazzi che guardano le facce della gente e il suo comportamento. Ma non perché epigoni del positivismo lombrosiano (come rozzamente insinua Ferrara), ma perché conoscono la semiologia. Sanno che la cultura produce dei codici; che i codici producono il comportamento; che il comportamento è un linguaggio; e che in un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza.

Il Potere senza volto, da Scritti Corsari, da pasolini.net

io dove vivevo e quanto ci sarebbe stato bene questo nella pseudotesi al posto di barcamenarmi nella mia sintassi confusa.


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categorie: pasolini, linguaggio, potere

io : ho i capelli corti.

Le maschere ripugnanti che i giovani si mettono sulla faccia, rendendosi laidi come le vecchie puttane di una ingiusta iconografia, ricreano oggettivamente sulle loro fisionomie ciò che essi solo verbalmente hanno condannato per sempre. Sono saltate fuori le vecchie facce da preti, da giudici, da ufficiali, da anarchici fasulli, da impiegati buffoni, da Azzeccagarbugli, da Don Ferrante, da mercenani, da imbroglioni, da benpensanti teppisti. Cioè la condanna radicale e indiscriminata che essi hanno pronunciato contro i loro padri - che sono la storia in evoluzione e la cultura precedente - alzando contro di essi una barriera insormontabile, ha finito con l’isolarli, impedendo loro, coi loro padri, un rapporto dialettico. Ora, solo attraverso tale rapporto dialettico - sia pur drammatico ed estremizzato - essi avrebbero potuto avere reale coscienza storica di sé, e andare avanti, «superare» i padri. Invece l’isolamento in cui si sono chiusi - come in un mondo a parte, in un ghetto riservato alla gioventù - li ha tenuti fermi alla loro insopprimibile realtà storica: e ciò ha implicato - fatalmente - un regresso. Essi sono in realtà andati più indietro dei loro padri, risuscitando nella loro anima terrori e conformismi, e, nel loro aspetto fisico, convenzionalità e miserie che parevano superate per sempre.

La loro libertà di portare i capelli come vogliono, non è più difendibile, perché non è più libertà. È giunto il momento, piuttosto, di dire ai giovani che il loro modo di acconciarsi è orribile, perché servile e volgare. Anzi, è giunto il momento che essi stessi se ne accorgano, e si liberino da questa loro ansia colpevole di attenersi all’ordine degradante dell’orda.

Contro i capelli lunghi. (Alleluya)

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categorie: pasolini, conformismo, iosonovera

il nuovo fascismo.

...i responsabili reali delle stragi di Milano e di Brescia sono il governo e la polizia italiana: perché se governo e polizia avessero voluto, tali stragi non ci sarebbero state. È un luogo comune. Ebbene, a questo punto mi farò definitivamente ridere dietro dicendo che responsabili di queste stragi siamo anche noi progressisti, antifascisti, uomini di sinistra. Infatti in tutti questi anni non abbiamo fatto nulla:
     1) perché parlare di « Strage di Stato » non divenisse un luogo comune, e tutto si fermasse lì;
     2) (e più grave) non abbiamo fatto nulla perché i fascisti non ci fossero. Li abbiamo solo condannati gratificando la nostra coscienza con la nostra indignazione; e più forte e petulante era l’indignazione più tranquilla era la coscienza. (...)

E non nascondiamocelo: tutti sapevamo, nella nostra vera coscienza, che quando uno di quei giovani decideva di essere fascista, ciò era puramente casuale, non era che un gesto, immotivato e irrazionale: sarebbe bastata forse una sola parola perché ciò non accadesse. Ma nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male. E magari erano degli adolescenti e delle adolescenti diciottenni, che non sapevano nulla di nulla, e si sono gettati a capofitto nell’orrenda avventura per semplice disperazione. (...)

Anche se avessimo voluto non avremmo potuto andare a prosternarci davanti a loro. Perché il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo - che è tutt’altra cosa - non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e I’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

Pasolini, Il potere senza volto.

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categorie: pasolini, capitalismo

Ricordati Baudelaire

Satana è all’inferno per te Ed è più moderno di te Avremo divani fondi come tombe Stando a quanto dice Baudelaire Cristo muore in croce per me Pietro brucia in croce per te Santa è la bellezza Tanta è la paura Fai come faceva Baudelaire Pasolini è morto per te Morto a bastonate per te Nello stesso istante In qualche altra spiaggia Si è fatto l’amore Uniti contro il mondo E’ necessario credere Bisogna scrivere Verso l’ignoto tendere Ricordati Baudelaire Caravaggio è morto per te Luigi Tenco è morto per te Nei fiori dei campi Vive Piero Ciampi Bisogna studiare Baudelaire Saffo s’è ammazzata per noi Socrate suicida per noi Vivere per sempre Ci vuole coraggio Datti al giardinaggio dei fiori del male E’ necessario vivere Bisogna scrivere All’infinito tendere Ricordati Baudelaire......

grazie a Culodigomma, Thecromatica, Anoukaimee, i Baustelle, Baudelaire, e pure Piero Ciampi.

take a bow

io dio santo e il papa a colazione in un sol boccone ahmmm. io non contestualizzo ha ragione lei ma come ho preventivamente dichiarato l'incomprensione è l'unica cosa di cui sono certa e non ho intenzione di sforzarmi e perderci tempo carta inchiostro saliva su francobolli tonsille lacrime. se inizio smetto dopo due minuti straccio sputo rialzo la testa. e mo che non sto parlando con me ridico che questo cristossanto di blog nasce per non crepare quando ho finito tutta la volontà di parlare, di dire, di ascoltare proprio come ora, che continua per ritrovarmi quando sarò lontana perché presto sarò lontana, che non contestualizza perché la madonna non ha contesto e perché chi mi dovrà capire sarò io anche se penso che non mi capirò e magari manco avrò voglia di rileggermi, terminerà o almeno si interromperà a lungo a breve (oh sì) e certificherà il mio passaggio nel mondo visto che non avrò figliame e ho rinunciato a voler essere napoleonebbonaparte. ho finito di parlare con i fantomatici avventori e allora.
io con lo straccazzo (però ascoltami ascoltami ascoltami) che sarò appassionata e amorevole che avrò grandi sogni e minuziosa logica che desidererò di essere come, di fare come, di stare con. la mia etica nel ricercato aforisma vaffanculo vaffanculo vaffanculo. io straccio livido.

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Madrid mon amour



Tutti i cortometraggi di Hay Motivo *QUI*

martedì, 15 aprile 2008

disagio disagio disagio.

io so troppo forte che tutto è meglio dell'apatia e del distacco. da non poter apprezzare la contemplazione e il volo. da non poterci che stare tutta infagottata dentro se ogni male no es tan malo. da non poter far altro di desiderare di attaccarmici zecca alle piccole cose carine. una luce, un viso, uno smalto, un cappello, un libro, un fiore, una fontana, una cascata, una riva gelida, un frutto da addentare, un contatto casuale tra ginocchia, un bacio sempre nuovo, una danza senza occhi. e niente vento, violenza verbale, virtù, vinti, voi.

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categorie: iosonoforse

il mare è solo mare.

E io ho capito che questo Mauro assomiglia al mare e come il mare è lì, naturalmente e semplicemente. Limpido e calmo, quando è limpido e calmo, altrettanto semplicemente tempestoso, quando è tempestoso. Se ci vuoi nuotare dentro, se lo vuoi guardare da lontano, se non ne vuoi sapere, sono affari tuoi. Lui ti accoglie, ma può benissimo fare a meno di te.

io lo so lo so che non è Calvino né Kafka, ma ha i colori che mi basta un indizio accennato per riconoscere. le salite dove montano le case che affacciano su albe e tramonti che si riflettono e non accecano. gli sfoghi che vengono tacciuti come piscio e merda. le storie che vengono raccontate dalla ruvidezza di stoffe e pelle. i sogni sbottati in frasi brusche, le spine d'india per non perdere l'acqua, le fughe verso l'interno per non affrontare i saraceni, i cassetti che nascondono i passi non percorsi e danzati. la felicità per ombra. pazzi quelli che la rincorrono.


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categorie: iosonovedoleggoascolto

b per burletta.

io è strano che non appunti più ogni singolo stato d'animo su dei quadretti cinquepercinque. lo trovo strano un attimo prima di coricarmi, dura poco come la promessa del giorno precedente di non essere coerente sulla coerenza, di non farmi prendere la mano dalle argomentazioni, o dalla integrità appiccicosa. poi assistere a uno spontaneo gioco di ruoli mi incanala verso altre spiagge ma quelle che vorrei hanno silenzio e sabbia. io ho le orecchie che mi sporgono dal nuovo taglio di capelli e occhi che sfuggono e non vedono, ma nonostante tutto - tutto - faccio volentieri a meno dei tuoi manuali sull'autostima.

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categorie: iosonoforse
lunedì, 14 aprile 2008

Idle ramblings on raising babies

Oggi mi piace ascoltare una buona storia, o una buona lezione. Ma sentir parlare tutto il giorno persone che erano chiaramente disinteressate in quello di cui stavano parlando, in una classe con persone ugualmente disinteressate nei contenuti della materia, fu opprimente. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno, stavo uscendo di testa per via della noia. Era come essere in purgatorio. Non lasciai mai, ma nemmeno accettai quella realtà, e in qualche modo sopravvissi all'esperienza più o meno intatto, sebbene abbia in gran parte perso sei anni potenzialmente molto formativi della mia vita. (...)
Mi sembra che i bambini abbiano bisogno di insegnanti quanto ne hanno di bulli. Mi sembra che quel di cui hanno bisogno è divertimento, amici rispettosi e talentuosi di tutte le età, che sanno un sacco di cose. E alberi, erba, e librerie.
 
David Rovics, Oziosi pensieri sul crescere neonati e bambini (e sul bruciare le scuole), traduzione a cura di C. Martini

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categorie: felicitĂ , melanconia, conformismo

amen.

Il “fascismo” è quello dei balilla mussoliniani, il “nazismo” quello delle camere a gas per gli ebrei, il “privilegio di classe”  quello delle monarchie ereditarie, il “fanatismo religioso” quello dei kamikaze barbuti. La “democrazia” tutto quello che rimane.


scritto da: burly | link | commenti
categorie: democrazia
domenica, 13 aprile 2008

Le cittĂ  invisibili #4

Detto questo, se non voglio che il tuo sguardo colga un'immagine deformata, devo attrarre la tua attenzione su una qualità intrinseca di questa città ingiusta che germoglia in segreto nella segreta città giusta: ed è il possibile risveglio - come un concitato aprirsi di finestre - d'un latente amore per il giusto, non ancora sottoposto a regole, capace di ricomporre una città più giusta ancora di quanto non fosse prima di diventare recipiente dell'ingiustizia. Ma se si scruta ancora nell'interno di questo nuovo germe del giusto vi si scopre una macchiolina che si dilata come la crescente inclinazione a imporre ciò che è giusto attraverso ciò che è ingiusto, e forse è il germe d'un'immensa metropoli...

io vorrei esistere.

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categorie: iosonovedoleggoascolto

Le cittĂ  invisibili #3

Succede pure che, rasentando i compatti muri di Marozia, quando meno l'aspetti vedi aprirsi uno spiraglio e appare una città diversa, che dopo un istante è già sparita. Forse tutto sta a sapere quali parole pronunciare, quali gesti compiere, e in quale ordine e ritmo, oppure basta lo sguardo la risposta il cenno di qualcuno, basta che qualcuno faccia qualcosa per il solo piacere di farlo, e perché il suo piacere diventi piacere altrui: in quel momento tutti gli spazi cambiano, le altezze, le distanze, la città si trasforma, diventa cristallina, trasparente come una libellula. Ma bisogna che tutto capiti come per caso, senza dargli troppa importanza, senza la pretesa di star compiendo una operazione decisiva, tenendo ben presente che da un momento all'altro la Marozia di prima tornerà a saldare il suo soffitto di pietra ragnatele e muffa sulle teste.

io vorrei ricominciare tutto.

Le cittĂ  invisibili #2

BersabeaIntenta ad accumulare i suoi carati di perfezione, Bersabea crede virtú ciò che è ormai un cupo invasamento a riempire il vaso vuoto di se stessa; non sa che i suoi soli momenti d'abbandono generoso sono quelli dello staccare da sé, lasciar cadere, spandere. Pure, allo zenit di Bersabea gravita un corpo celeste che risplende di tutto il bene della città, racchiuso nel tesoro delle cose buttate via: un pianeta sventolante di scorze di patata, ombrelli sfondati, calze smesse, sfavillante di cocci di vetro, bottoni perduti, carte di cioccolatini, lastricato di biglietti del tram, ritagli d'unghie e di calli, gusci d'uovo. La città celeste è questa e nel suo cielo scorrono comete dalla lunga coda, emesse a roteare nello spazio dal solo atto libero e felice di cui sono capaci gli abitanti di Bersabea, città che solo quando caca non è avara calcolatrice interessata.

io non esisto.

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categorie: iosonovedoleggoascolto
sabato, 12 aprile 2008

candore e sangue si amano!

Ciò che sta nel mezzo riposa o vaga tra sponda e sponda, nel mezzo lei la sonnambula, la portatrice d'acqua, non sente nessun dolore sono spezzate le lance diventano semenza di vita. Non è affatto faticoso il suo lamento e non lenisce nessuna pena...Sola, lei si assopisce per secchezza -sebbene la marea la inondi- eppure questa stanchezza ora le basta! Intorno, intorno non è che sia movimento o quiete ma un tutt'uno: non uno o l'altra ma insieme tensione minerale, lei pozza e sorgente lei soglia dove tra lì e non-lì talvolta -talvolta- nessuna differenza.

Isabella Bordoni.

scritto da: burly | link | commenti
categorie: iosonovedoleggoascolto

If you want to sell your soul for rock n roll

io vuoi sempre fare la letteraria. io sei troppo senza filtri e atterri tutti gli slanci emotivi. io fai la poetessa maledetta e credi di stare male solo tu. io è come se ti caricassi tutte le sorti addosso. io non ti puoi fare un'autopsia se sei viva. io come stai ieri al telefono si sentiva non era tutto ok. io perché stai muta. io lasciami parlare. io sei troppo seria. io con te non fa a parlare seri. io non hai mai conosciuto il dolore. io sei la prova che si può vincere. io ti lasci far male da tutto. io ti chiudi alle emozioni. io sei molto coccolona. io se troppo fredda. io sei sempre triste. io sei sempre sorridente. io dovresti lavorare sull'autostima. io ti credi la più intelligente di tutti. io sei dorian grey ingenua nella fase orale immatura. io sei una vecchia casalinga frustrata. io sei troppo razionale. io sei pazza ma non pazza scoppiata ma pazza pazza. io se non odiassi le vostre facce di merda tenterei di rispondervi ancora.
Never ask the folks if its ok

scritto da: burly | link | commenti (2)
categorie: iosonoveracomenò
giovedì, 10 aprile 2008

Le cittĂ  invisibili.

Una vibrazione lussuriosa muove continuamente Cloe, la più casta delle città. Se uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasia diventerebbe una persona con cui cominciare una storia d'inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d'urti, di oppressioni, e la giostra delle fantasie si fermerebbe.
 
io sono compressa da sotto e da sopra, gli occhi schiacciati come la sarah di Coe. le nuvole gonfie il sonno lo specchio e il futuro.

scritto da: burly | link | commenti (1)
categorie: iosonoveracomenò

SOPRATTUTTO I POST CHE NON INIZIANO CON io SONO SOGGETTI A UNA LICENZA

Chi sono

sono: piena tiepida diabolica costola figlia emo dura burly sola noia stoned zecca
Utente: surlycurly
sono: stanca. di contenere sempre piĂą pensieri senza accorgermene senza saperli senza poterli acchiappare.

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Le cittĂ  invisibili,
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